È un pinguino con gli occhiali
Che si aggira per il porto
È una panchina con le gambe
Che fa lo sgambetto al passante
È una banchina che se la ride con i pescatori
E gioca a fare il clown
È un portuale Onegli
freddi
Siamo freddi noi del nord
Entrati di prepotenza nel nuovo millennio
Siamo al ultima moda
Orfani di fantasia
Schiacciamo il sud
Imponiamo le nostre leggi
Devastiamo boschi, giungle
Inquiniamo i mari
Siamo freddi noi del nord
Che soffiamo sui fragili destini del sud
ore
Ore che trascorrono
Leggendo le fiabe dell’ottocento
Leggendo nel mio antico dialetto
I riti di una volta
nelle feste cattoliche di un tempo
ore che trascorro
accanto al fuoco
sognando il mondo più umano
che ti da una mano
a nostalgia
di carrozze e di pesce miracolose
del sudore di un uomo vero
a fatica costruiva muri secchi
e a fatica difese il suo terreno
fumo
fumo in faccia
su uno squallido bar nel centro
esco dal centro di Oneglia
passo in quei portici riempiti dai ricchi figlioli
attraverso le vasce del ignoranza
fumo di sigarette in bocca
avvelena il mio respiro
avvelena le mie ideologie
occhi
occhi della rabbia
pieni di sabbia
in questa città dove non c’è mai nulla
occhi delle pietre secche
un rumore s’avvicina nel silenzio della piazza
sguardi nel vuoto quelli di kiffa e julo
sguardi carichi della nostra comune storia di balordi
occhi della piazza
accanto a me sento parlare
sfaso il re dei mixer imperiesi
il rumore s’avvicina ancora
rimbomba nella piazza
sono le quotidiane campane della chiesa
occhi della sabbia
occhi della pura conclusione
occhi che ci ignorano
viaggiano nei loro ricchi modi dire
viaggiano nei loro tristi discorsi
pieni di tristezze e di morte
terrestre
terrestre giallo
dammi un motivo
per colorare il tuo adesivo
terrestre nero
dammi un canestro
una sciacciata un unica emozione
terrestre bianco
dammi una corsa veloce
per scappare dalle tue tristi manie
terrestre russo
dammi un bicchiere della tua migliore vodka
fammi vincere una partita a scacchi
terrestre irakeno
dammi un grande odio
per quel ingiusto invasore
casco
casco acceso
di anni persi
e mai restituiti
casco raso e storto
distratto dai capelli lunghi
appeso ad un filo
un filo sottile e nero
casco spento
inattivo da mesi
s’alza un mattino
saluta il motorino
il pazzo circolo
pieni di rumenta
i pini dentro alla stazione
un mix allergico alla polvere
una maniglia confusa
il portone si è offeso
tutti lo picchiano
e le sedie cantano allegre
“AVANTI O POPOLO”
sei sempre sobrio noiosa ventola
quel bicchiere che non sa leggere i sottotitoli
dei film ugandesi
la bottiglia intanto si toglie la sottoveste
per provocare il forno
il calcetto e il boss del circolo
computer fa la corte alla lavastoviglie
due
due nuovi forti uomini
forti di essere come kiffa
forti di essere veloci nel cantare
nel reppare le comuni storie di noi balordi
racconta i troppi di una città scomparsa
apparsa solo nel momento del voto
due uomini forti
forti di uno sfaso
il mixer dai più gioiosi pensieri
accompagnato come sempre dal suo valoroso scudiero
julo il nostro terzo elemento
by arci camalli
guido
È un ubriaco felice che brinda, con l’ennesima bottiglia
È un barista pieno di spirito, quello che scherza con i clienti
Quante sono le pagine di un tempo
Quelle che invento
È quelle reali.
BY GUIDO ARCI CAMALLI


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