Monday, March 20, 2006

porto

È un pinguino con gli occhiali
Che si aggira per il porto
È una panchina con le gambe
Che fa lo sgambetto al passante
È una banchina che se la ride con i pescatori
E gioca a fare il clown
È un portuale Onegli

freddi

Siamo freddi noi del nord

Entrati di prepotenza nel nuovo millennio

Siamo al ultima moda

Orfani di fantasia

Schiacciamo il sud

Imponiamo le nostre leggi

Devastiamo boschi, giungle

Inquiniamo i mari

Siamo freddi noi del nord

Che soffiamo sui fragili destini del sud

ore

Ore che trascorrono

Leggendo le fiabe dell’ottocento

Leggendo nel mio antico dialetto

I riti di una volta

nelle feste cattoliche di un tempo

ore che trascorro

accanto al fuoco

sognando il mondo più umano

che ti da una mano

a nostalgia

di carrozze e di pesce miracolose

del sudore di un uomo vero

a fatica costruiva muri secchi

e a fatica difese il suo terreno

fumo

fumo in faccia

su uno squallido bar nel centro

esco dal centro di Oneglia

passo in quei portici riempiti dai ricchi figlioli

attraverso le vasce del ignoranza

fumo di sigarette in bocca

avvelena il mio respiro

avvelena le mie ideologie

occhi

occhi della rabbia

pieni di sabbia

in questa città dove non c’è mai nulla

occhi delle pietre secche

un rumore s’avvicina nel silenzio della piazza

sguardi nel vuoto quelli di kiffa e julo

sguardi carichi della nostra comune storia di balordi

occhi della piazza

accanto a me sento parlare

sfaso il re dei mixer imperiesi

il rumore s’avvicina ancora

rimbomba nella piazza

sono le quotidiane campane della chiesa

occhi della sabbia

occhi della pura conclusione

occhi che ci ignorano

viaggiano nei loro ricchi modi dire

viaggiano nei loro tristi discorsi

pieni di tristezze e di morte

terrestre

terrestre giallo

dammi un motivo

per colorare il tuo adesivo

terrestre nero

dammi un canestro

una sciacciata un unica emozione

terrestre bianco

dammi una corsa veloce

per scappare dalle tue tristi manie

terrestre russo

dammi un bicchiere della tua migliore vodka

fammi vincere una partita a scacchi

terrestre irakeno

dammi un grande odio

per quel ingiusto invasore

casco

casco acceso

di anni persi

e mai restituiti

casco raso e storto

distratto dai capelli lunghi

appeso ad un filo

un filo sottile e nero

casco spento

inattivo da mesi

s’alza un mattino

saluta il motorino

il pazzo circolo

pieni di rumenta

i pini dentro alla stazione

un mix allergico alla polvere

una maniglia confusa

il portone si è offeso

tutti lo picchiano

e le sedie cantano allegre

“AVANTI O POPOLO”

sei sempre sobrio noiosa ventola

quel bicchiere che non sa leggere i sottotitoli

dei film ugandesi

la bottiglia intanto si toglie la sottoveste

per provocare il forno

il calcetto e il boss del circolo

computer fa la corte alla lavastoviglie

due

due nuovi forti uomini

forti di essere come kiffa

forti di essere veloci nel cantare

nel reppare le comuni storie di noi balordi

racconta i troppi di una città scomparsa

apparsa solo nel momento del voto

due uomini forti

forti di uno sfaso

il mixer dai più gioiosi pensieri

accompagnato come sempre dal suo valoroso scudiero

julo il nostro terzo elemento


by arci camalli
guido

a che grida arriva il pesce
È un ubriaco felice che brinda, con l’ennesima bottiglia
È un barista pieno di spirito, quello che scherza con i clienti
Quante sono le pagine di un tempo
Quelle che invento
È quelle reali.


BY GUIDO ARCI CAMALLI

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